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Comfort Zone

Settimana scorsa durante una chiacchierata, Lucia dice “che bello tra non molto vado a Cervia per tenere il corso sulla femminilità e i 7 passi magici“.

Bello…penso io…peccato lo fa a Cervia avrei voluto farlo anche io…

Il giorno dopo, il post di Daniele Bogiatto che esortava “Decidi uno spazio orario e in tale spazio recati in un luogo in cui non sei mai stato, senza le persone con le quali ti accompagni quotidianamente.Se è un processo singolo vai da solo, se è un processo di coppia vai con il tuo partner. Quindi cerca le domande dentro di te e pronunciale, scrivile, comunicale se sei in coppia. (…) La risposta alla domanda veramente importante arriverà in una modalità del tutto inaspettata (…)”.

Io rispondo al post e lui mi suggerisce la domanda da pormi, ovviamente non semplice. “E se non fossi mai sicura di nulla? Come sarebbe la mia vita?”

Beh, mi dico, appena ho l’occasione di pensare a qualche posto dove andare senza le persone che conosco… … … … credo che il pensiero non fosse ancora del tutto terminato quando è suonato il pc. Un messagio su facebook di Lucia “perchè non vieni a Cervia con me???”

Eccolo lì. Satanasso!!

Ci penso quei due o tre nanosecondi…e accetto. A Cervia non ci sono mai stata, e lì non c’è gente che frequento quotidianamente. Quale occasione migliore per fare i compiti???
In più posso seguire pure il corso che volevo seguire !!

Tre piccioni con una fava 🙂 🙂

Arriva giovedi pomeriggio e si parte, Thelma e Louise della bassa bresciana in viaggio verso Cervia.
Partenza non senza problemi, risolti comunque in un momento (agenti di sistema in azione).

Si arriva a Cervia dove ci accoglie Cristina tutta abbracci e sorrisi.

E nello svolgersi delle giornate, del corso, degli spostamenti, dei pranzi e delle cene notturne.. per timore di non riuscire a cogliere il momento giusto la mia mente ripeteva come un mantra ad intervalli regolari la domanda suggeritami da Daniele. Mi sembrava un monaco tibetano mentre suona le campane…Om mani padme hum….Om mani padme hum….Om mani padme hum….dlin dlon dlin dlon dlin dlon…

Le giornate si sono poi rivelate fitte fitte di sollecitazioni, di informazioni, di rivelazioni per tutte le persone coinvolte, per me soprattutto sono state anche dei banchi di prova dove ho potuo metter in pratica, più o meno consapevolmente, ciò che avevo testè imparato nei circa 4598 corsi seguiti ngli ultimi 3 mesi….

Se faccio mente locale a tutto quello che abbiamo vissuto in questi due giorni e mezzo, davvero me ne stupisco!! Quanta roba ragazzi !!

E nel frattempo il piccolo monaco tibetano che abitava nella mia testa continuava a suonare le campane…anche di notte mentre dormivo…

Giunta l’ora di tornare a casa, questa mattina Thelma e io ci rimettiamo in viaggio, non senza una punta di malinconia.
Salutiamo le ragazze, salutiamo Cristina, la nostra splendida padrona di casa, che nel frattempo aveva perso qualche chilo di abbracci e qualche tonnellata di sorrisi 🙂 , e imbocchiamo la strada del ritorno.

Ogni viaggio ti cambia, bastano anche due giorni e mezzo e come sei arrivato di sicuro non ritorni. Sei cambiata, sei diversa, hai pure un monaco tibetano che ti fracassa i neroni in testa..non sei più la stessa… e così anche la strada. Fisicamente proprio 🙂 ..al ritorno senza che ce ne accorgessimo la strada che prendiamo per arrivare a casa, non era quella percorsa all’andata.
E, come nelle migliori allegorie, era pure più breve e a casa ci siamo arrivate in un attimo!!

Durante il viaggio di rientro, tra le tremila cose di cui parliamo, dico a Lucia del monaco tibetano e mi rammarcio di non aver avuto una risposta.
A pensarci bene ora, una risposta precisa a quella domanda sarebbe limitante, però forse me l’aspettavo…sono pure stata a guardare le stelle per qualche manciata di minuti per vedere se magari si mettevano a fare forme strane che io avrei interpretato come risposta, ma niente…

Vuoi vedere che sto cavolo di monaco tibetano suonava così forte che la risposta è arrivata e io non l’ho capita???

Vabeh…. “magari ti è arrivata e ancora non lo sai” mi dice Lucia…e vabeh ma insomma??? Alora???? Cosa ho il cervello in dolby sourround che sentite tutti quelli che penso???? ma porca miseria….

Ed inizia a crescermi un’ansia strana addosso.

Il viaggio prosegue e arrivo a destinazione. Lascio la mia compagna di viaggio, e io e il mio monaco torniamo a casa.

Quando si ritorna da un viaggio, per quanto bello questo possa essere stato, si ha proprio la voglia di tornare a casa, di rientrare nella nostra zona di comfort dove tutto è dove dovrebbe stare, tutto è in ordine, sogni il tuo divano, il camino cheaccenderai, il tuo letto, il tuo frigo (vuoto nel mio caso..) …che bello….che sensazione gradevole….

Ma cosa succede se invece a casa avete appena avuto una squadra di muratori che vi sta frantumando il soffito per mettervi le finestre? Se tutto è incellofanato e il vostro divano sembra una enorme brioche confezionata e non vi potete sdraiare? Se la televisione ve la potete scordare da qua ai prossimi 8 giorni?? Se la polvere e i cocci invadono i vostri spazi? Se nei muri ci sono solchi grandi come il Rio delle Amazzoni??? E persino la gatta vi guarda come a dire “ma che cacchio di casino c’è qui dentro??”

Dov’è finita la zona di comfort? Dove sono le mie certezze di tornare a casa e stare tranquilla? E se io non fossi più sicura di nulla?? Come sarebbe la mia vita?? Come questa stanza …sottosopra… in rifacimento, in lavorazione, per far entrare più luce … meno soddisfacente? Assolutamente no.

Poi scendo dai miei e mia madre mi informa di un piccolo incidente avuto da mio padre ieri (ecco perchè avevo l’ansia), niente di grave stava bene ma la zona di comfort adesso era sparita completamente.

La roccia alla quale mi sono aggrappata fino ad oggi non è immortale, non è invincibile, ha i suoi limiti e il suo tempo e non dura in eterno.

E la TV passa la canzoni della Patty “Pensiero stupendo” … pensiero di merda mi dico io ….. ma è la verità… e quindi?

..e quindi si risveglia il monaco tibeano…e se io non fossi più sicura di nulla? Come sarebbe la mia vita?? …

Ancora la risposta non l’ho decifrata, nell’attesa metto il cartello “Work in progress” , alzo il culo e cambio le scarpe.

Su sto sentiero mi ci devo mettere inserendo le ridotte, e quandol a risposta arriverà (o io la decifrerò) sarò pronta ..o fse avrò già cambiato domanda…

♥♥♥♥♥♥

Michela

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2 Responses to “Comfort Zone”

  1. Alessandra

    Ma lo sai cugi che quasi potresti fare il coach motivazionale? Può essere una risposta 😛
    Ti voglio bene

    Rispondi

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